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Il Premio La Convivialità Urbana è un premio creato dall’Associazione Napolicreativa che mette in pratica quelle che sono le idee dell’Associazione sul rapporto tra architetti e territorio.

L’attuale periodo storico ci pone di fronte a condizioni e a sfide che possono generare cambiamenti sostanziali nel modo di fare architettura.

La crisi economica e l’emergenza ambientale che stiamo vivendo ci fanno capire che è ora di cambiare modello di sviluppo e ripensare radicalmente a come affrontare il futuro.

Da questa consapevolezza è nata Napolicreativa, un’associazione che attraverso l’architettura ed il design si propone di stimolare la creatività come strumento di riqualificazione sociale, conservare le tradizioni del luogo e valorizzarle, coinvolgere i cittadini e dare visibilità a giovani architetti e artisti napoletani.

Noi crediamo nella manutenzione delle cose, invitando a conservare, a ridurre lo spreco, a recuperare e a condurre uno stile di vita più sostenibile al quale adeguare le nostre città.

Evento di punta dell’Associazione è il Premio La Convivialità Urbana, un premio di architettura partecipata per le migliori idee nel campo della riqualificazione di spazi pubblici. Queste, presentate da professionisti organizzati in equipe multidisciplinari, hanno lo scopo di creare un’occasione di confronto sulla “qualità urbana” tra tecnici, istituzioni e cittadini dove per qualità urbana intendiamo non solo qualità architettonica, ma soprattutto qualità di vita e rispetto per l’ambiente circostante.

Inoltre attraverso questo premio si è potuto testare una interessante variante al classico approccio progettuale partecipativo, sempre tanto discusso perchè oggettivamente presenta, a fronte di tanti vantaggi, anche tante criticità, non ultima quella di mettere d’accordo i comitati cittadini che spesso, prima ancora di vedere i progetti, criticano e boicottano qualsiasi iniziativa in base solo alla personale interpretazione di ciò che sarà fatto.

Dalla Convivialità urbana è venuto fuori invece un altro metodo molto più pratico e gestibile. La voce ai cittadini viene data nella prima fase attraverso un’analisi sociologica fatta con la somministrazione di questionari semi strutturati ai fruitori del luogo (residenti, ma anche persone che ci lavorano o lo frequentano nel tempo libero) per capire quali sono i reali bisogni da soddisfare. Questi dati vengono poi analizzati da economisti esperti di marketing per verificare quali attività possono soddisfare questi bisogni e stimolare l’attivazione di dinamiche sociali ed economiche. Infine subentrano gli architetti ridisegnando sulla base di queste informazioni lo spazio urbano in oggetto. Il tutto integrando anche altri esperti laddove si dovessero presentare delle specificità e interagendo ancora con gli economisti per ottimizzare il rapporto spesa/resa

I progetti così realizzati vengono poi esposti in una mostra e il pubblico assieme ad una giuria tecnica è invitato ad esprimere delle preferenze. A questo punto ogni ragionamento si fa su delle proposte concrete e non su parole che possono venir male interpretate o peggio, strumentalizzate.

Inoltre mettere in mostra i progetti partecipanti ha il duplice scopo di favorire la trasparenza e la condivisione dei risultati con i cittadini e per i progettisti  resta comunque un momento in cui mostrare le proprie capacità professionali in una sana, proficua, ma soprattutto etica competizione.

Già dalla prima edizione, i risultati di questa iniziativa sono stati molto incoraggianti sia come partecipazione di progettisti (in media 30 per edizione ) sia di pubblico con circa 1500 visitatori ad edizione, sia di giornalisti con la pubblicazione dell’evento su tutti i principali quotidiani e siti internet cittadini.

Andando a riguardare tutti i 150 progetti che hanno partecipato a queste cinque edizioni è possibile tracciare le linee guida della Napoli del futuro, una città che vada incontro alle mutate e ancora mutanti abitudini di vita di napoletani sempre più “cittadini del mondo”. Quasi tutti i progetti infatti sono pensati per migliorare il normale svolgimento della vita quotidiana e rispondere al crescente desiderio di socialità. L’idea che viene fuori è che il cittadino nell’ottica di ottimizzare le scarse risorse, non senta l’urgenza di molte grandi opere ma piuttosto quella di migliorare la vivibilità dello spazio pubblico con interventi piccoli ma diffusi sul territorio ed efficientandone i servizi. Dopotutto essendo Napoli, una città ricca di opere d’arte e attrazioni naturali come poche, basta già valorizzare quello che abbiamo. E questo non significa penalizzare l’architettura ma orientarla verso una produzione a scala minore fatta di strutture di dimensioni contenute, pensate per essere rapidamente montate e magari all’occorrenza anche smontate, consapevoli di una situazione politica ed economica che non consente più programmazioni e investimenti a lungo termine.

Fino ad ora poi, come spazio pubblico abbiamo considerato strade e piazze, edifici quali scuole, biblioteche, municipi ad uso prevalentemente politico o amministrativo. Ma oggi che nel mondo del lavoro sono stati introdotti i concetti di part time, temporary, rete e così via, credo sia importante far rientrare nella categoria degli spazi pubblici anche quelli lavorativi creando spazi per il coworking, esposizioni temporanee, mercati ben organizzati, strutture in grado di dare una risposta ai problemi della nostra città dove il costo degli immobili è vicino a quello di tutte le altre grandi metropoli senza averne evidentemente lo stesso flusso di utenti. Se vogliamo pensare che Napoli possa avere ancora un futuro, allora dobbiamo cogliere in questa crisi l’occasione per ridisegnarci la vita, per iniziare un processo di trasformazione aggirando gli ostacoli rappresentati molte volte da leggi che coprono interessi politici ed economici di parte, dall’inerzia di cattive abitudini e dal cinismo che vedono nel cambiamento uno sforzo inutile se non addirittura una minaccia. Dobbiamo preparaci a vedere le cose con altri occhi, pensare a una situazione di tabula rasa in cui ridefinire bisogni, abitudini, attività e soprattutto …sogni: il sogno di una città dove vivere e non fuggire via.

arch. Grazia Torre
pres. NAPOLICREATIVA