Perché partecipare

Il Premio la convivialità Urbana è una manifestazione il cui scopo principale è quello di avvicinare il grande pubblico all’architettura e all’urbanistica della nostra città.

Innanzitutto vorrei chiarire una volta per tutte che se l’abbiamo chiamato Premio e non concorso è perché c’è una differenza etimologica tra la parola “premio” e la parola “concorso”: la parola “concorso” indica un affidamento d’incarico o un posto in una graduatoria ufficiale, la parola “premio” indica invece una competizione. Nella fattispecie, per quanto riguarda il Premio La Convivialità Urbana, la competizione diventa un pretesto per mettere in campo idee sulla riqualificazione della città e per rimarcare le potenzialità degli architetti napoletani che spesso sono chiamati a lavorare all’estero, ma sono tenuti estranei a ciò che avviene qui.

E quindi noi ci adoperiamo per creare una vetrina per tutti quei professionisti che hanno voglia di dire la loro, interfacciandosi sia con gli amministratori, che ci seguono con attenzione dal primo anno, sia con il pubblico che diventa di anno in anno sempre più curioso, attento e interessato.

Diversamente dai concorsi tradizionali questo Premio infatti prevede un grosso coinvolgimento di pubblico il cui voto vale quanto quello della giuria tecnica. Ciò significa che tutti i progetti che partecipano hanno uguale visibilità per più di un migliaio di visitatori e può capitare che ad attirare l’attenzione della stampa e del pubblico non sia necessariamente il progetto vincitore.

Questo premio quindi è da intendersi come una sana e sportiva competizione dove si gareggia con progetti di architettura invece che con le proprie capacità atletiche o artistiche, ma lo spirito è quello e a mio avviso è questo che lo rende interessante.

Oggi fare l’architetto in Italia, specialmente se ci riferiamo ai più giovani, significa trovarsi di fronte ad una sfida piuttosto che esercitare una professione. La creatività, la ricerca, l’innovazione e il desiderio di migliorare il mondo sembrano ormai spariti quasi del tutto, sostituiti da difficoltà e problematiche varie che si sovrappongono e si moltiplicano azzerando qualsiasi velleità.

Nelle nostre università la preparazione accademica dell’architetto crea una figura professionale che si distingue soprattutto per le sue doti di regista capace di coordinare i diversi aspetti del costruire, spaziando dalla progettazione alla realizzazione.

Nonostante questo riconoscimento positivo e nonostante il fatto che un terzo della popolazione italiana abbia un architetto in famiglia, resta forte il luogo comune del costo dell’architetto come un onere ritenuto spesso eccessivo e superfluo, che in tempi di spendig review spinge persino le istituzioni a farne a meno, affidando molti degli incarichi ai tecnici interni dei comuni o alle imprese.

Quindi, proprio per quegli edifici e quegli spazi pubblici dove noi e i nostri figli trascorriamo la maggior parte delle giornate e ai quali dovrebbe essere deputata la massima attenzione, per rendere il progetto più economico, si tende a risparmiare sull’architetto con danni non monetizzabili, ma innegabili in termini di vivibilità.

Ma cos’è che ha creato questo disinteresse verso la qualità dell’architettura nel vissuto quotidiano?

A mio avviso due importanti fattori:

1) la logica dell’architettura come mera esibizione politica che si nutre quasi esclusivamente di opere costosissime che determina un approccio troppo formale ed istituzionale incapace di stimolare la curiosità e il coinvolgimento del pubblico

2) l’incapacità della maggior parte degli architetti, specialmente qui al sud, di comunicare con la propria utenza, abituato a considerare “vero lavoro” solo gli incarichi pubblici e le relative gare d’appalto dove il cittadino non ha nessuna voce i capitolo e nessun valore discriminante.

Ecco, è in quest’ottica che nasce il Premio La Convivialità Urbana.

Noi ora stiamo gettando un seme perché l’architettura ritorni ad avere l’uomo ( e non dei numeri ) al centro del progetto e si adoperi riallacciare con esso il dialogo perduto.

Infine ci tengo a dire anche che questo non è un premio per giovani nel senso riduttivo del termine, perché se è vero che i giovani con il loro entusiasmo devono essere il motore propulsore di un cambiamento, sono gli studi affermati che hanno maggiore responsabilità verso tutta la categoria e proprio da loro deve partire lo sforzo di ridare dignità e autorevolezza alla nostra professione.

Arch. Grazia Torre

Presidente Napolicreativa

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